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VIVERE VALLERANO > ARTE E SITI ARCHEOLOGICI
 
Siti archeologici
Tutto intorno alla rupe tufacea dove è stato edificato il primordiale borgo medioevale, sono facilmente visibili numerose tombe a colombaia e grotte su doppio o triplo livello ricavate nel banco tufaceo della rupe. Nella campagna circostante, ricca di lussureggiante vegetazione ed immersa nello scenario naturale dei Monti Cimini, sono poi identificabili eremi benedettini e centri di culto primordiali ricovero di asceti ed eremiti nell’alto Medioevo (Grotta del Salvatore e Grotta di Sant’Angelo con affreschi del IX e X secolo, Grotta della Madonna e Grotte di S. Leonardo). Anche questi siti possono giovarsi di una cornice naturale, difficilmente riscontrabile in altre parti, modellata da andirivieni collinari, acclivi e dolci distese di secolari castagneti attraversati da canali e fossati impervi che ne scolpiscono i confini.
Tra i monumenti e le opere d’arte, le chiese occupano un primato di tutto rispetto. Ne offriamo un breve riepilogo.

Camminamento interno alle mura di cinta – Via dei Cellari
Santuario della Madonna del Ruscello
 
La costruzione del Santuario iniziò nel 1605 su disegni del Vignola e terminò nel 1609.

La facciata consta di due piani sovrapposti. Nel primo si apre il portale, adorno di colonne ioniche e sormontato da timpano spezzato. Sopra il grande cornicione sporgente si eleva il secondo piano che ha nel mezzo un finestrone ai lati del quale vi sono quattro stemmi.

Il portale, in legno di noce, è diviso in numerosi scomparti, adorni di rilievi di figure. Vi sono raffigurate due scene della vita della Vergine: L'Annunciazione e La Visitazione. Inoltre S.Vittore a cavallo, protettore di Vallerano, e S.Andrea Apostolo, titolare della chiesa Collegiata. L'autore è anonimo.

L'interno è a una navata, con due cappelle per lato. Sono di uguali dimensioni, adorne di pregevoli stucchi decorativi secenteschi e di affreschi.

L'Altare Maggiore è in marmi policromi. Quattro colonne di marmo nero sostengono un grande timpano spezzato che delimita l'edicola della Madonna del Ruscello. Dentro l'edicola, rivestita di marmo, vi è l'immagine della Vergine, affresco di scuola laziale del sec.XV. E' la Madonna del Miracolo, con il labbro ancora macchiato del sangue che uscì il 5 luglio 1604, mentre il pittore valleranese Stefano Menicucci ritoccava il volto della Vergine.

L'organo è sicuramente una delle cose più belle e grandiose del Santuario. Esso risale agli inizi del sec.XVII. La stupenda cassa in legno di castagno è opera dell'architetto francese Chainnequiau, eseguita dagli intagliatori romani Alessandro Vibani e Giovanni Battista Chiuccia (1643-1644).

La grandiosa architettura occupa tutta la parete nel transetto di sinistra. La facciata si compone di cinque scomparti. Uno centrale, altissimo, è adorno di sculture e, in alto ai lati, di due stemmi della famiglia Farnese. Sopra questo scomparto centrale domina, a rilievo, la Madonna con il Bambino, incoronata da due angeli. E' sormontato da timpano triangolare dove si trova l'Eterno Padre a rilievo e ai lati due angeli. In alto svetta la croce.

Ai lati dello scomparto centrale ve ne sono altri due che non giungono alla metà della sua altezza.

Gli ultimi due scomparti esterni sono coronati da piccoli timpani triangolari e adorni di cherubini.

Ai lati dell'intera architettura vi sono due elegantissime colonne tortili, festoni e sovrastanti capitelli. Alle estremità due raccordi sui quali poggiano altri angeli.

E' certamente uno dei più monumentali organi che si conoscano e non teme il confronto con quelli delle più note chiese di Roma e, forse, d'Italia. Di fronte a quest'organo, sul muro opposto, vi è un'altra grande tribuna. E' la cantoria, anch'essa adorna di numerosi rilievi e di angeli musici.

Alla data precisa della costruzione della cassa (1644), deve necessariamente coincidere la costruzione di un primo strumento, che già allora doveva essere di dimensioni notevoli, tenuto conto dell'imponenza dell'insieme architettonico.

Tra i dipinti, di qualità notevole, spiccano La Madonna assunta in cielo di Giovanni Lanfranco (1582-1647), Estasi di San Carlo Borromeo del Pomarancio (Cristoforo Roncalli, 1552-1626), l'affresco della parete della tribuna, raffigurante un miracolo della Vergine, di Francesco Vandi (1685).

Le cascine, che ancora oggi fiancheggiano il piazzale, erano botteghe nelle quali i mercanti depositavano e vendevano le merci. Le offerte ricevute permisero, nel marzo del 1605, di iniziare i lavori per la costruzione della chiesa.

 
Chiesa di S. Andrea
 
Costruita nel 1512, apparteneva alla famiglia Farnese duchi di Parma Piacenza e del ducato di Castro e di Ronciglione. Successivamente, passata alla Camera Apostolica e dichiarata pericolante intorno al 1740, fu ricostruita ex novo dove un tempo sorgeva la Rocca antica, a poche decine di metri da quella originaria, che nel frattempo era stata accorpata all’ Hospitale de’ Poveri (almeno dal 1626 come risulta dagli atti della Confraternita della Compagnia del Sacramento). I lavori di edificazione iniziarono nel 1746 si protrassero per molti anni. Oggi la chiesa intitolata a Sant’Andrea Apostolo è sede della parrocchia ed è centro di culto per le maggiori funzioni religiose. Di particolare pregio il trittico dell’Assunta opera di Carolino da Viterbo del 1478.
Veduta della Chiesa di S. Andrea al tramonto
Chiesa di S. Vittore
 
Costruita anteriormente al 1500, vanta un soffitto ligneo a cassettoni di grande pregio artistico. Si tratta di 116 riquadri di forma ottagonale con decorazioni auree di “rosette” in rilievo su fondo celeste, opera dell’artista Domenico Ercole di Viterbo (1762). La chiesa, in stile romanico è intitolata a S. Vittore martire patrono di Vallerano ed è affiancata da una torre campanaria dello stesso stile impreziosita di antico orologio a mosaico in ceramica. Al suo interno è possibile ammirare un piccolo organo a canne revisionato dall’aretino Giacomo Marchesi intorno al 1653 e successivamente nel 1750 dal costruttore d’organi Lorenzo Alari. L’organo è stato in grado di suonare fino agli anni ’60 ora è in attesa di restauro. Un pregevole Battistero del 1450, protetto da un artistico cancello in ferro battuto, ed un prezioso dipinto del senese Francesco Vandi (1647) completano l’arredo di questa splendida opera d’arte.
Chiesa di S. Vittore – Interno con soffitto a cassettoni
 
Chiesa della Pieve
 
In stile romanico della prima metà del secolo XII la chiesa della Madonna della Pieve è stata sottoposta a restauro con due recenti interventi. La chiesa attualmente non è aperta al culto e rappresenta una risorsa di grande pregio artistico aperta a visitatori e a studenti universitari che la frequentano per motivi di studio. Il nucleo principale della Chiesa, costituita da due corpi absidali, risale al XII secolo. Intorno al 1500 ha ospitato i frati francescani nell’annesso convento umile e privo di chiostro e probabilmente tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700 ha funzionato da “lazzaretto”. La tesi sarebbe suffragata dal ritrovamento di resti umani prima e durante i lavori di restauro. All’interno sono conservate tracce di dipinti murali di epoche diverse e tra questi il più pregevole è la Teofania di Cristo e Santi in cui si possono riconoscere i santi Pietro e Paolo e probabilmente S. Stefano e S. Lorenzo. I tratti e i decori richiamano iconografie e stili tipici di altri affreschi romanici presenti nel viterbese, come quelli absidali della Basilica di Castel S. Elia.
Chiesa della Pieve
 
Chiesa del Crocifisso
 
E’ situata lungo la strada che da Vallerano porta a Fabbrica di Roma. Sulla sua origine non si hanno notizie documentali ma quelle tramandateci dalle vecchie generazioni portano a ritenere che il culto per la Madonna fonte di grazia, fosse già presente prima del 1600. La località ove sorge la Chiesa era chiamata la valle dei cinghiali, recita l’epigrafe in latino posta in ricordo del restauro ordinato nel 1747 dal Vescovo diocesano. E la leggenda vuole che siano stati proprio i cinghiali a dissotterrare una tegola con l’immagine della Madonna. Immagine poi raccolta da un boscaiolo ed appesa ad un ramo di quercia per essere ammirata e venerata da passanti al punto tale che si diffuse assai la notizia di grazie e miracoli verificatisi nei pressi di questa immagine.
Si rese necessario così erigere una piccola struttura che consentisse alla comunità religiosa di esercitare sul posto il ministero delle confessioni e le funzioni religiose. Intorno al 1600, considerato l’afflusso di pellegrini, fu deciso di edificare una chiesa più grande affidando il progetto ad un allievo del Vignola e trasferendo al suo interno un grande crocifisso appartenente ai passionisti di Carbognano che tentarono inutilmente di riappropriarsene ma senza successo perché, inspiegabilmente, il crocefisso “ritornò” all’interno della nuova chiesa. Il ripetersi di fatti miracolosi, narra l’epigrafe, fece assurgere la nuova chiesa al rango di Santuario affidandolo ai frati passionisti ospitati per lungo tempo nel retrostante conventino. In seguito, per vicissitudini storiche delle quali non sono date spiegazioni, la comunità religiosa lasciò il sito e la chiesa è rimasta per molto tempo abbandonata anche se la devozione per il Crocefisso non venne mai meno.
La piccola dimora è stata frequentata da qualche eremita ed ha ospitato anche colonie estive di bambini del posto. Poi, nel 1978 il vescovo, Monsignor Rosina, concesse l’uso della Chiesa a gruppi di religiosi che sotto la responsabilità del cappuccino Padre Giuseppe Mercuri hanno provveduto ad eseguire nuovi lavori di restauro e, soprattutto, rinverdito la tradizione e la devozione per il Santuario.
Facciata della Chiesa del Crocefisso
 
Chiesa dell'Oratorio
 
Chiusa al culto ormai da molti decenni, ha custodito fino agli anni ’50 paramenti, lanternoni, stendardi, statue sacre e arredi della Compagnia del Rosario usati per le varie processioni del paese. Della chiesa si hanno notizie dagli atti del 1648 della Compagnia del Santissimo Rosario che l’aveva in custodia e la utilizzava per alcune funzioni religiose dedicate alla Madonna del Rosario. L’attività dell’Oratorio trova testimonianza documentale nei resoconti triennali della Compagnia che nel 1694, dopo averne acquistata la proprietà, eseguì importanti lavori di restauro.
Attualmente, dopo un primo necessario di consolidamento della struttura, si è in attesa di finanziamenti per completare il restauro della struttura ed integrarla al complesso delle opere eseguite sull’intero borgo medioevale e sull’ex Ospedale ora destinato a scuola di musica e sala di prova della banda musicale G. M. Nanino.
Scorcio della piazzetta dell’Oratorio con la facciata della chiesa